Sesso vs. Violenza
Esce nudo dalla vasca, posiziona la telecamera e comincia. Muscoli del collo tesi come corde, la bocca che cerca il pene, mentre gli addominali contratti piegano in due il corpo sudato. Lentamente, un centimetro alla volta, il pene eretto si avvicina alle labbra, la schiena curva, le gambe che spingono, sospiri di fatica e bramosia finché la distanza è sconfitta, il corpo è un cerchio perfetto ed il piacere esplode, inondandogli la bocca. Assapora a fondo e controlla la qualità del video. Riemerge dall’oscurità, e subito se ne pente. È nudo, legato ad una sedia in un luogo sconosciuto. Il suo aguzzino indossa camice e maschera da chirurgo: tace, ma sotto la maschera sorride. Lui prega, implora, vuole andarsene, mentre il chirurgo sceglie la punta del trapano con cui gli sbriciola il menisco, affondando e lacerando la cartilagine del ginocchio. Soltanto un dolore ancor più lancinante gli impedisce di svenire, ma il suo carnefice gli dice che ora è libero, può andarsene. Si alza, muove un solo passo ed una fitta feroce lo scaraventa in terra: boccheggia nella pozza di sangue che sgorga dai tendini di Achille recisi. Sesso e violenza, Shortbus e Hostel: il primo vietato ai minori di 18 anni, il secondo privo di alcun divieto. Cosa dedurre da quest’esempio banale? Evidentemente nella nostra bella società "scopare" è molto più scandaloso di "uccidere". Grazie all’imprinting dell’ipocrisia cattolica, a tutt’oggi nella sala cinematografica è palpabile l’imbarazzo del pubblico (silenzi nervosi e risatine stridule) durante delle sequenze particolarmente erotiche, mentre il peggior massacro si consuma senza provocare la benché minima reazione. Il sesso, in ultima analisi, viene ancora visto come elemento eversivo, un richiamo all’animalità che i benpensanti non riescono proprio a sublimare, come invece accade per la violenza, sempre giustificata da un contrappasso, una vendetta, una psicopatia, ecc… La scopata, scevra da sovrastrutture sentimentali e finalizzata al puro piacere carnale, è un atto anarchico, evidentemente considerato molto più pericoloso della soppressione di un essere umano. Non è un paradosso soltanto italiano, sebbene le gerarchie vaticane abbiano da sempre stigmatizzato le libere pratiche sessuali ed esaltato i valori delle "guerre sante". L’America sessuofoba è rimasta molto più sconvolta dal pompino presidenziale che dalla smania guerresca dell’attuale Presidente: il diritto di possedere un’arma da fuoco è sancito dalla costituzione, il sesso anale ed orale rimangono formalmente illegali in alcuni stati del sud. Il Giappone, patria del bondage e di molti altri sfiziosi giochetti fetish, per anni nei manga ha oscurato con pallini neri o sfocato i genitali, esibendo peraltro con assoluta nonchalance clisteri e pratiche sessuali violentissime. Ma il lato più patetico di questo paradosso è che ci si ricordi di blaterare contro la violenza di film e videogames ogni qualvolta la società ha bisogno di un capro epiatorio, per il "bullismo" (che esiste da sempre, ma ora è diventato sbobba da talk-show), per la violenza giovanile, per le code in tangenziale, per la pizza poco cotta…. è colpa degli spettacoli violenti, della perdita di valori morali! Naturalmente, l’unico rimedio proposto è la proibizione, proibire la vendita di "Carmageddon" (e parlo della favolosa versione in cui accumulavi punteggio falciando vecchine), proibire la visione di spettacoli sconvenienti e scagliarsi contro la pornografia (da sempre straordinaria valvola di sfogo per adolescenti compressi e divertente passatempo per coppie birichine): insomma, trattarci come dementi influenzabili da qualosivoglia stimolo "diabolico". E con questo, l’ipocrisia bacchettona chiude il cerchio.








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