Natale bestiale
Le vacanze di Natale: una terra di nessuno preda di mandrie animalesche, bestie decerebrate che invadono le sale cinematografiche come uno spaventoso tsunami famigliare, mocciosi urlanti, padri in tuta di acetato, mamme ciccione in fuseaux e nonne rimbambite. Prima la spesona per il cenone e poi tutti al cinema, che meraviglia!
La deprimente competizione tra le commediacce è rivelatrice: ha stravinto il becero "di gamma alta" Natale a New York, detentore dell'originale griffe natalizia, saturo di gnocca e shopping, destinato al borghesuccio "vorreimanonposso". In seconda posizione il demenziale Olè, triste crepuscolo di una maschera che comica non è mai stata. Ultimo, ovviamente, il meno peggio, Commediasexy di D'Alatri, che oltre ad un cast interessante con Rubini, Buy, Rocca e Bonolis, ha perlomeno tentato un recupero dell'ormai leggendaria "commedia all'italiana".

E D'Alatri è stato di conseguenza punito dall'orda che si riversa nei cinema una sola volta all'anno, quando la pressione gastrica obbliga gli spaventosi esemplari a lasciare il tinello televisivo per intraprendere la grande migrazione. Una mandria che cerca da anni sempre lo stesso film (?), le stesse facce, le stesse squallide battute, la stessa storia ambientata nelle lussuose locations frequentate dai Vips (!!!!) della tivvù, ridotte a surreali dépèndances dell'Italietta più volgare.

Stiano a casa anche a Natale, perdio, non voglio vederli, non voglio sentirli ridere sguaiatamente e masticare schifezze, odio i loro commenti idioti e la puzza del cibo che si trangugiano in sala come maiali all'ingrasso.
Ma, soprattutto, odio quei raffinati, democratici, bugiardi intellettuali che ripetono stancamante che tutto questo fa bene al cinema italiano, che è importante riportare al cinema la gggente: non è vero, questo scempio fa bene solo alle tasche di quei furbacchioni che lavorano solo due mesi all'anno. Il cinema, fortunatamente, è un'altra cosa.






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