la fantasia al potere 4
Puro delirio lirico-onirico
Ingoiare mezz’etto di pejote durante un giro sulle montagne russe non potrà devastarvi con la stessa lisergica potenza del cortocircuito psichico del nostro titolista. E’ quando prende il largo dal senso comune, spinto dalle raffiche della follia, incurante dei limiti mentali dello spettatore, che il nostro eroe raggiunge il massimo: in preda ad un furioso brain-storm esotico-erotico, egli spazza via
Beyond the reef (F. C. Clark, 1980), plasmando dai propri paradisi artificiali Manidù - Uno squalo ribelle, un indigeno selvaggio, un fiore di ragazza.
Limite ultimo dell’arbitrio totale, egli ribattezza Desperate living (J. Waters, 1977) con un insensato Nuovo punk story, ributtante commistione di due lingue ugualmente violentate,
per poi arrivare ad accanirsi sulla mitologia trasformando Ercole contro i tiranni di Babilonia (D. Paolella, 1964) in Golia alla conquista di Bagdad: fulgido esempio di traduzione dall’italiano all’italiano.
Un sussulto futurista lo porta ad annichilire il trito sentimentalismo de Le grand amour, disintegrandolo con la saetta dadaista No, no, no, con tua madre non ci sto (P. Etaix, 1969), ma, a ben vedere, una vena poetica più pacata e classicamente lirica è presente anche nello struggente Gli aquiloni non muoiono in cielo, rilettura pascoliana del più banale Dites-lui que je l’aime (C. Miller, 1977). Il culmine visionario, l’apice del non-sense, il climax della turba mentale, la pura creatività sganciata dalla percezione viene però raggiunta nel rogo del modesto Hot times, che vede sorgere dalle proprie ceneri il pirotecnico Nell’eccitante attesa dell’accoppiamento armonico (J. McBride, 1974), autentico frutto dell’insano albero della pazzia: da pelle d’oca.






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