la fantasia al potere 5
Quando l’ignoranza diviene metodo
Chi l’ha detto che per tradurre titoli stranieri è necessario conoscere le lingue ?Sciocchezze, vecchi cliché eredità di pomposi parrucconi, squallide esibizioni di arido nozionismo: dove si ferma la cultura, trionfano la fantasia ed il senso pratico, come nella geniale sintesi dei logorroici Marat/Sade - The persecution and assassination of Jean-Paul Marat as performed by the Inmates of the Asylum of Charenton under the direction of the Marquis De Sade (P. Brook, 1967) e The personal history, adventures, experience and observation of David Copperfield, the Younger (G. Cukor, 1934), nei più diretti Marat-Sade e Davide Copperfield. 
Che poi si pretenda dal titolista una sorta di onniscienza interdisciplinare è francamente disumano, come testimoniano la ribellione contro i dogmi dell’astrofisica coraggiosamente esclamata nella traduzione di Un, deux, trois soleil (B. Blier, 1993) in Un, due, tre stella! 
e la dura presa di posizione nei confronti della zoologia tradizionale de Il gran lupo chiama, ferina rilettura del pavido Father goose (R Nelson, 1964). 
Una gioiosa, sana avversione per la polverosa cultura dei matusa ha, infine, generato un toccante inno alla vita, elevando il consunto e pretenzioso To be or not to be (E. Lubitsch, 1942) ad un trascinante Vogliamo vivere: quel vecchio trombone di Shakespeare ha fatto il suo tempo.






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